Colle del Nivolet

Colle del Nivolet

Perché il colle del Nivolet? Sicuramente per nostalgia. Un luogo che occupa un posto particolare nei miei ricordi di gioventù. Ci sono stato una sola volta prima di oggi, la bellezza di 43 anni fa. Una bella botta eh ? Salimmo a piedi dalla Valsavarenche , fu lunga, dura, ma eccezionale. Da tempo mi ero riproposto di tornarci, ma la strada che da Ceresole Reale porta al Colle, resta chiusa dai primi di Luglio alla fine di Agosto, per motivi ambientali, e al colle si giunge con un servizio navetta. Dovendo fare i conti anche col meteo , la finestra è abbastanza limitata. Ci vado oggi, ci vado domani,....oggi ci sono andato, anche se mi sono diventati i capelli bianchi e se aspettavo ancora un po' la strada la facevo in carrozzella. …..Non è che poi ci sono andato troppo lontano,...le ruote ci sono.

I temporali di questi giorni hanno reso l'aria frizzante. Questa mattina il cielo era terso e le previsioni erano ottime,...quindi partenza. Ore 7,00 ed esco dal cancello, cosa mi sono dimenticato questa volta? Ormai è un classico, come il segno della croce.... .

Che percorso faccio? Tanto sono solo , che mi frega,.... quello che voglio, vorrai mica che qualche spocchioso mi telefona e mi chiede”non farai mica l'autostrada?” Affanculo, faccio proprio quella, con la mia moto è una pacchia, l'ho presa apposta. Che volete che vi racconti, l'autostrada è quella,... monotona come una litania, almeno fino alla deviazione di Santhià, poi invece diventa più divertente fino all'uscita di Ivrea. Ora sono nelle mani del garmin, non ho la più pallida idea di dove sono. Alcuni tratti rettilinei molto veloci, una marea di francesine, anche un paio di gallerie, e finalmente un' indicazione per Ceresole Reale. Meno male. Le colline che prima erano solo all'orizzonte, ora si sono fatte presenti e per non farsi mancare niente sono diventate montagne. La strada si insinua in una gola, un cartello turistico, si di quelli marroni per intenderci, indicava “valle dell'Orco”. Sono confortato, la direzione è di nuovo corretta, l'avevo notata ieri sera mentre guardavo la cartina, “sta mano” il garmin fa faville....per forza, sto bastardo gode a sbertucciarmi solo quando ho compagnia.

La carreggiata si è di molto ristretta e........che caspita, se il traffico fino ad ora non è stato un problema, ora c'è proprio una bella fila indiana che procede a passo d'uomo. No ! Oggi non è giornata, nonostante ci passi al filo, un po' per volta sorpasso tutte le macchine......passeggeri non ne ho, compagni nemmeno, non devo aspettare nessuno....che bella vita...via. Ovviamente c'era un bella “corriera” che rompeva le palle. Ceresole Reale , prima tappa. Devo trovare un alimentari, per racimolare il pranzo, ieri sera entro nel Penny vicino casa mia......lasciamo perdere altrimenti m'incazzo ancora,......ho lasciato la spesa sul bancone della cassa.... se qualcuno provava a fermarmi finiva nel carrello a testa in giù..... . “Questo no.....questo fatico a parcheggiare, questo è troppo pieno,......eccolo quello che mi va bene,...scendo, metto via il casco con telecamera installata, mi tolgo i guanti, già che ci sono mi libero anche della giacca e, ….davanti all'ingresso, un minuscolo biglietto a mo' di francobollo.......”chiusi per ferie” Ariaffanculo !!!! Basta vado su fino al colle, poi si vedrà. Ora mi sbrodolo ma di brutto, da Ceresole R. al Colle del Nivolet, la strada è.......da godere. Paesaggio stupendo, laghi verde smeraldo, cielo azzurro terso, che quello della Svizzera è la a rodersi di rabbia, scorci da commuovere. Salgo praticamente a passo d'uomo, a parte che se trovo un ciclista,....e ne ho trovati, mi viene da sudare, …...ruscelli, cascatelle, dietro ogni curva uno spettacolo sempre diverso. Non so più dove cacciare gli occhi E ora mi tolgo un sassolino dalla scarpa,.....a chi gli va lo raccoglie, ...”io non avrei dovuto venirci perché non si può fare un giro ad anello ? Perché per arrivarci devo fare un po' di autostrada? Perché andata e ritorno ho fatto 510 km? ......dovrei perdermi tutto questo per argomenti da motociclisti del cazzo? Sono partito alle 7,00 di mattina e alle 16,30 ero a casa, ho mangiato e ho fatto pure la pennica. Avete presente quelle affermazioni che terminavano in ......culo,...ecco, davanti metteteci pure quello che preferite. Non è che faccio lo sborone,...poi pubblico i video …...motociclisti da supermercato. Ora che mi rimetto la scarpa..... La mia cara consorte questa mattina prima di partire “dove vai...?” - “Colle del Nivolet”-”Sicuramente qualche bricco di posto come al solito......non ce n'era uno più vicino?” …..A buon intenditor.....ci siamo capiti. Arrivo sul colle, mt 2.612 sul mare. Scollino e scendo nella valle sottostante , con l'immancabile laghetto, Piano del Nivolet, forse una ventina di metri più basso del colle. C'è ,un rifugio, un bar, mi faccio fare un paio di panini in barba ai commessi del Penny e ai gestori dei negozi d'alimentari, una coca e.......sbrano il primo panino. Ma...dove sono? Dove le ho messe...? Cazzo ...ho dimenticato le pastiglie....non quelle dei freni. Visto ?....

Il secondo non mi va, lo incarto e lo depongo nel bauletto. Intanto è cresciuto l'affollamento, è mezzogiorno da qualche minuto e i parcheggi si sono riempiti. Molte moto. Qualche foto, due passi per digerire il panino, inforco la moto e mi preparo per il ritorno. Intanto verifico che la batteria della cam è “morta”, ne ho portato una di riserva, ma dovrei smontare “l'ammennicolo”, ma non mi va di trafficare. Ho pur sempre la fotocamera tradizionale. Se servirà...... Ritorno sul passo e mi faccio scattare una foto ricordo, con la solita espressione da ebete. Quella è..... Ora si ridiscende, ma lo spettacolo rimane inalterato. Anche da prospettive diverse è molto accattivante, in aggiunta si riesce a vedere anche la strada nella sua ardita tortuosità e lo spettacolo dei laghi visti dall'alto.

Poi, la avevo adocchiata mentre salivo, una verdissima radura accanto al letto del torrente, un ponticello di legno per raggiungerla, …...ecco dove terminerà l'esistenza il secondo panino e vista l'amenità del luogo anche un bel sonnellino rigeneratore.....eh....l'età è l'età, che ci volete fare...proverete.

Una volta ripartito scendo veloce, la strada si presta, il divertimento,...senza esagerare, è assicurato.

Ritornato in pianura ritrovo i rettilinei, le gallerie,......le francesine e....l'autostrada. Inquadro l'entrata col telepass,......cazzo non si apre, fan...quello...ecco, l'altoparlante gracchia qualche cosa che non sento, avevo la musica a palla, passo lateralmente alla barriera e vado. A Milano esco regolarmente...mah. Sulla ss36, verso Lecco raggiungo e sorpasso due Victory nuove di pacca, saluto, non mi cagano, dopo un attimo mi risorpassano....ah si? Ho detto che non era giornata, do gas e li perdo nella “nebbia”....tze... Victory V/S Voyager...ma quando mai, devono ancora progettarla quella che mi farà vedere gli scarichi.

Concludendo che l'ho menata già troppo per le lunghe,....seriamente, andateci, veramente molto bello, direte, per te son tutti bei posti, ma ve lo assicuro non ne resterete delusi. Ciao.

Campo Moro - Diga Alpe Gera

Escursione facile per una calda e afosa domenica di Luglio. Si parte alle 7,30 dal lungolago di Lecco, con la gradita compagnia di Loris.  Costeggiamo il lago in solitaria assoluta fino al Trivio di Fuentes. Proseguiamo fino a Sondrio con buona andatura. Entrati nell'abitato, alla prima rotonda svoltiamo a sinistra con indicazioni Chiesa Valmalenco. Sosta caffè . Si comincia da subito a salire, strada anche piacevole con qualche auto in più. Poco prima di Chiesa, deviazione sulla destra per Campo Moro. Bellissima strada, panorami su dirupi scoscesi, tante piacevoli gallerie che "rinfrescano" l'andatura. Veramente gradevole. Giunti a Campo Moro ,si procede su strada chiusa al traffico, "a proprio rischio", verso la diga, che compare all'improvviso dopo un ampio spiazzo in tutta la sua imponenza. Parcheggiate le moto si procede a piedi , ansimando (almeno il sottoscritto ) fino a raggiungere il bordo della diga. I panorami gratificano e giustificano la breve fatica. Da segnalare la possibilità di invitanti escursioni di varia difficoltà per raggiungere rifugi nella zona. Ovviamente non se ne parla.

Si torna alle moto. Si ripercorre il tratto di strada fino a Chiesa, poi ci si addentra nella Valle sino a raggiungere l'ultimo paese, Chiareggio. Visto che è ora di pranzo, si soddisfano i capricci della gola in un tipico ristorante , con una spesa veramente modica. Pennica sdraiati al fresco sulla riva di un magnifico torrente dalle acque smeraldine. Si fa di tutto per ritardare il momento della partenza per il ritorno. E a ragione. Ritornati in quel di Sondrio, un afa da togliere il respiro, ma ci tocca. Rientro con il solito traffico domenicale, condito da coda per tamponamento poco prima di Pradello. Saluti con Loris che proseguirà per Cantù con negli occhi e sulla pelle il ricordo di una bella fresca , dove so io, domenica di Luglio. By...

Lago artificiale della Val di Lei

Finalmente le luci dell'alba. Dopo aver passato la notte a dormire.....se.....insomma, sul terrazzo, stremato dall'estenuante battaglia, ...persa,.... contro l'intera classe degli artropodi, all'ennasima doccia, quella buona, mi preparo alla partenza. Questa volta non porto niente,...voglio vedere cosa mi dimentico. Puntello col Loris per le 8,30 al baretto sul lungo lago. Alle 8,20 sono li. Lui è arrivato prima. Niente caffè, si va. Decidiamo di percorrere la strada a lago (meno male), ma fa gia caldo. Al trivio di fuentes mi impantano nella solita rotonda, poi, recuperata la dritta via , su verso Chiavenna. Dopo Novate Mezzola , deviazione sulla strada interna, neanche un' anima, la provinciale invece era già bella trafficata. Chiavenna e su verso Madesimo, Spero il clima migliori, un piffero, aumenta invece il calore proveniente da quegli immensi cilindri che stazionano sotto il mio sedere.
A Campodolcino prendo per Isola, la strada che sale diretta a Madesimo la detesto.
Poi giungiamo al passo dello Spluga...... Fresco penserete voi. Infatti pensate male.
Il casco è già un'acqua, la maglietta sotto la giacca si può tranquillamente strizzare. Qui il caffè è di rito, ne approfitto anche per farmi fare un paio di panini. Monto la telecamera,...hahaha... questa volta l'ho portata,.... pure con la batteria carica,....e la schedina vuota, pronta per caricare i filmati. Ora....bisogna puntarla con l'angolo esatto, altrimenti riprendiamo per l'ennesima volta il cruscotto, e a questo punto potrei farne un documentario da girare a Piero Angela,....o.....in alternativa inquadrare il cielo, con tutte le sue sfumature, nuvole e nuvolette comprese. Diciamo .....col senno di poi che sono stato fortunato. Non è la posizione perfetta, ma per questa volta mi accontento. Scolliniamo e giù verso Splugen. Mi lamentavo sul passo, ma sul fondo valle la differenza si fa sentire, meno male che la strda come al solito è bellissima e i tratti immersi nel bosco sono una vera delizia, per gli occhi, per la guida, sopratutto per la temperatura. Ma dove cazzo andate? Eh..... me lo chiedo anch'io, visto che devo fermarmi a chiedere agli autoctoni. "Vedi quel cartello con la freccia bianca......per di la" ....meno male che non me l'ha detto in tedesco.....se no dovevo chiamare la Merkel per la traduzione....che già in questo momento ha le sue gatte da pelare.
Va bene sciogliamo l'arcano, voglio andare sulla diga del lago artificiale della val di Lei.
Volevo andarci già settimana scorsa, ma un contrattempo me lo ha impedito. Oggi ci sono,...anzi ci siamo, perchè il buon Loris mi segue come un ombra.
Bella strada, anche se non mancano un paio di interruzioni per lavori in corso. Il paesaggio è stupendo, una valle spettacolare, con gole e dirupi vertiginosi, che non tolgono però anche la possibilità di incedere accanto al torrente che scende. Il tutto fra pini ed abeti. Pochissime auto, due o tre su tutto il tratto. La parte terminale si fa ancora più stretta e sale con una bella pendenza. Poi ci si trova davanti ad un "portone" che maschera l'ingresso ad una galleria. Un semaforo ne alterna l'entrata. E' molto stretta e molto unida, ma ben illuminata e con un fondo perfetto anche se bagnato dalle numerose infiltrazioni. Quando si ritorna alla luce del sole siamo praticamente sulla diga.
Un cartello di divieto di transito posto di traverso sulla strada che corre in cima alla diga prova ad allarmarmi. Ma una macchina che mi seguiva procede imperterrita, un'altra pure....io chi sono ....il figlio della serva?. Procediamo pure noi.
Attraversiamo tutto l'invaso e saliamo per una stradina, dove per girare devo fare pure manovra,......a tratti pure sterrata,.....giungiamo ad un rifugio, che in realtà è la nostra meta. Manca un quarto a mezzogiorno, ma alcuni tavoli sono già occupati, altri sono vuoti, ma c'è un biglietto col nome della prenotazione.......chi se ne fotte? Ci sono i panini, ......ritorniamo un poco indietro con le moto, le parcheggiamo in zona "consacrata", vicino ad una chiesetta, un centinaio di metri a piedi e.......svaccati su un bel prato col lago davanti in tutto il suo splendore. Una brezza tanto apprezzata quanto gradevole,.......ma gente a quasi 2.000 mt. ci sono 31°....sti cazzi.
Sbraniamo i panini, ...spettegoliamo come due vecchie zitelle,......prendo il primo sole del 2015, tanto che ora, mentre sto scrivendo , il mio viso è di un bel rosso paonazzo.
Non mi nuoverei più.
Si unisce a noi anche un conducente di un camper, parcheggiato li vicino,....non sapevo che, motociclisticamente parlando, potevano essere simpatici anche loro.
Mangiare abbiam mangiato, bevuto abbiam bevuto,...malignato il giusto, Riprendiamo le moto e ritorniamo dopo esserci fatto lo Julier, sempre una figata, nonostante qualche gocciolone minaccioso stamparsi sul parabrezza e la visiera del casco, Silvaplana con i suoi magnifici laghi solcati da una miriade di aquiloni multicolori, il Maloja,......e presa una strizza da colite fulminante quando, poco prima della dogana, posto di blocco della polizia, che con tabella alla mano, verificava le targhe di tutte le moto che transitavano, facendo accostare quelle che non avevano rispettato i limiti di velocità .
A risticazzi !!!
Nonostante il Loris sia sbiancato, per fortuna aveva il casco,...ci fanno passare. Via..... ci involiamo verso l'italico suolo. Sosta a Colico per gelatino e birrozza scansa paure, e i nuvoloni dello Julier, ....che qualche cosa dobbiamo avergli fatto, perchè incazzati più che mai non ci lasciano un attimo di tregua. Un bello scrolletto, ma come per un attimo smette, via di corsa a sbeffeggiarli.. Giornata finita, grazie Loris......proprio una bella giornata e un bel giro non impegnativo ma molto appagante. .......e il viso brucia sempre...Ciao Emoticon grin
Domani il video

Gran San Bernardo - Col de Forclaz - Col de Meraillet - Aosta

07/06/2015 Gran San Bernardo-Col de Forclaz-Col de Mèraillet- Piccolo San Bernardo

1a parte

Di solito i miei report hanno un taglio un po' ironico, tanto per non prendersi troppo sul serio e per dare un senso dissacratorio a quella che dopo tutto è un attività ricreativa. Ma questo è un altra cosa. Credo che per panorami, natura, divertimento puramente motociclistico sia uno dei giri più coinvolgenti che abbia fatto.

Cominciamo col dire che sabato alle 16 era tutto cancellato. Dopo la telefonata con Valer che mi informava sulle mutate condizioni meteo, ero rassegnato a passar la domenica svaccato sul divano.

Qualcosa però cambiava verso le 18, rincasando mi sono imbattuto in una grandinata con annesso diluvio universale da scansare Noè dal piedistallo di recordman assoluto. Tutta sta menata per dire, che chi è nato fra lago e montagne, riconosce quando la natura ,madida di caldo ed umidità, giunta al culmine di saturazione , sfoga la sua potenza. Che i neuroni di un motociclista prontamente traducono: “vuoi vedere che i temporali previsti per domani magari si anticipano alla notte”? Magari !

Dato che i centauri, appunto, sono gente strana, poco avvezzi a rinunciare ad un 'uscita, sopratutto se preparata, aspettata, agognata, a partire da Federico, incominciano a giungere sul sito del Tinga, le prime avance, ...”ma magari è solo qualche temporale sparso, ….il meteo non ci azzecca mai,......... a cui da spalla Valer,....”non è detto che sia sempre pioggia,.... se però anticipiamo,....magari di due ore, …...che cos'è un'alzataccia per un motociclista, …...le previsioni danno brutto tempo verso le 14,......insomma se corriamo davanti ai temporali, non ci bagnamo. Dato che a quasi 60 anni, non ne voglio sapere di crescere, come ad un ragazzino al primo appuntamento con l'amichetta, “non posso mancare”. Un altro "giro" ... clikko su tutti....i siti meteo del web e.....la decisione …..SI VA !!! Si anticipa di un'ora l'incontro all'area di servizio di Novara e via. Purtroppo Kerry deve rinunciare, ….ma tanto lo rifaccio, Sandro si lascia abbindolare dal serpente edeniano che gli fa sopraggiungere un'acquazzone proprio al momento della partenza....peccato ….ma tanto lo rifaccio. Lo rifaccio perché....lo so io perché.

Non posso dire “sveglia alle 5”, perché erano già un paio d'ore che mi “pirlavo “ nel letto, e... non, quindi, mi alzo alle 5 e dopo il consueto rituale parto. Non guardo il tempo perché lo avevo già fatto una quindicina di volte. Ma sono sovrappensiero e …..le conseguenza le subirò più avanti.

Lo ammetto....., adoro le partenze di primo mattino, prendete nota, l'aria frizzante, la città che dorme, gli zombie che si fanno trascinare dai cani alla toletta mattutina, ...cazzo avevo detto che non facevo l'ironico,... portate pazienza.

La prima sensazione che avverto è,....un profumo intenso e delicato allo stesso tempo, ci deve essere la fioritura dei gelsomini e questa gradevole sensazione mi accompagnerà fino all'appuntamento di Novara. Sono uscito alle 6,15 dal cancello, mi sono chiesto almeno una decina di volte se sarei arrivato in tempo,...e alle 7 ero a Novara.... col pieno già fatto. Alle 7,20 arrivano Federico e Francesco.

Ci si invola alla volta di Aosta. Il tempo rimane bello, ogni tanto qualche nuvolone tenta di incuterci paura, ma non sa con chi a che fare. Il vento, quando imbocchiamo la valle a Pont Saint Martin, si fa sentire, non in maniera costante, ma a folate,  a volte è fastidioso. Usciamo ad Aosta con indicazioni per il tunnel del Gran San Bernardo. Dopo 100mt, prima della galleria....eccolo, ci siamo

8,40 Ci incontriamo con Valer e facciamo conoscenza. Faccia simpatica, espressione accattivante, argomenti trattati....è un motociclista doc.

Finalmente, sono quasi emozionato, si comincia. Superiamo il lungo tunnel, che attenzione non è il traforo e dopo l'uscita incominciamo da subito a salire. L'indicazione dice Saint Rhemy En Bosses, un centinaio di metri e la deviazione. Diritti verso l'ingresso del traforo. Piegando a destra, inizia la salita al passo.

La strada è stupenda e comincia a tirare, io con la mia 2a virtuale, lascio strada a Federico e Francesco che subito s'involano, io debbo tenere il passo a cui sono condizionato e sarà cosi per tutto il giro, ma mi diverto lo stesso. Dopo il primo tratto la vista si allarga, la strada s'inerpica, curva e contro curva, traffico inesistente, temperatura frizzante, cielo sereno, qualche piccola nuvoletta. Cominciano a vedersi chiazze di neve, la vegetazione arborea scompare, si comincia a percepire la sensazione della quota e......il paesaggio è bellissimo. Ma devo far notare un particolare, importantissimo a chi fa del turismo in moto. Al contrario dei passi alpini nostrani, parlo di quelli lombardi in particolare, di quelli svizzeri che troviamo subito dopo il confine, caratterizzati da ripide salite condite da un cospicuo numero di tornanti, qui siamo in val d'Aosta, così come la controparte francese dell'alta Savoia, si sale in linea, con curve si, ma con pochi tornanti, non ho detto che non ci sono...., ma sono sensibilmente di numero inferiore, cosi da caratterizzare una guida più fluida e gratificante...vero Federico...! Io me la prendo comoda, è la prima volta che salgo il gran san Bernardo e me lo voglio godere. Veramente non smentisce le aspettative, anzi di più. Giungo sul valico che gli altri avevano già finito un paio di mani a tre sette, Lo hanno aperto solo venerdì mattina ed è semi deserto. Scambio le prime impressioni  con Valer mentre Federico e Francesco fanno incetta di foto,..loro...,io no, tanto ho la cam,...sborone, impara ad usarla ! Parte 2a

Durante la pausa ho modo di apprezzare il laghetto, l'albergo Italia e la massiccia costruzione dell'ospizio. Di cani neanche l'ombra, tanto di grosso ce ne era già uno. Si poteva salire anche fino alla statua ma a piedi....troppa fatica.

Valerio, che gestisce alla perfezione la figura del “tattico”, ci sprona a ripartire. La minaccia dei temporali pomeridiani aleggia sempre e, nonostante la splendida mattinata l'oscura minaccia aleggia sempre. Passiamo il posto di dogana deserto , il passaggio fra le due costruzioni dell'ospizio e scolliniamo.

Il versante svizzero si presenta diverso da quello italiano, la vallata che s'intravede sembra più aperta, anche se le pendenze sono quelle. Mi perdo a guardare a destra e sinistra, “cosi riprendo dalla telecamera,” mi dico,...povero illuso. Immerso in questi pensieri giungo ad un bivio, intanto Valer e Federico, ….via più veloci della luce, in discesa sono schegge. Francesco mi segue, non perché sia da meno, ma forse resta anche lui affascinato dallo spettacolo a cui in un cero senso anche noi apparteniamo. Giunti al bivio, non leggo le indicazioni, a cosa servono?, prendo l'indicazione che più mi aggrada e mi sembra naturale, cosicché invece che per Martigny, prendo la direzione per Aosta. Notare pure l'insistenza del garmin che continua a gracchiare “ prima a destra, ora uscire a destra......ricalcolo”. Recuperiamo la via maestra e transitiamo in un tratto di strada coperto, quella specie di gallerie aperte su un fianco, anche piuttosto lungo, poi ne usciamo e ci dirigiamo verso Martigny. Che dire? Strade svizzere. In moto sono sempre una favola. Costeggiamo un altro laghetto. Vediamo in una piazzola fermi Valer e Federico, nulla di grave spiega Valerio, ho gonfiato troppo le gomme, le devo sistemare, voi andate avanti, tanto vi prendo..... Un par di ciufoli, complice una pattuglia di gendarmi, partita subito dopo di noi, il buon Valerio ci ha raggiunto solo al bivio di Martigny.

Siamo sul fondo valle, le indicazioni ora sono per il Colle della Forclaz, sempre immersi nella splendida cornice della flora alpina.. Due , tre curve ...sono spariti. Io continuo al mio passo, a parte che non starei dietro loro neanche se se mi dotassi di teletrasporto,...li è questione di manico, mi godo la strada, il paesaggio la soddisfazione di aver passato un posto mai raggiunto prima, sono “felice”, in fondo basta poco. Ma la felicità è effimera, la spia della benzina mi riporta alle impellenti necessità e cerco un distributore. Intanto arrivo al colle della Forclaz, in verità niente di speciale, nel senso , è già tutto cosi bello, per stupire a questo punto ci vorrebbe qualcosa di superlativo. Si scollina e poco dopo trovo i tre moschettieri ad aspettarmi ...dove? Sotto un distributore di benzina.

Si riparte, qualche km e transitiamo la frontiera con la Francia. Si sale e si scende, un'alternanza continua, curve e contro curve, asfalto buonissimo, quando non guardi la strada sbirci in alto, guardi fra la cime delle montagne, sopra le punte degli alberi ti aspetti una sorpresa, qualche cosa che ti tolga il respiro, che ti lasci senza fiato,....te lo aspetti e lo cerchi......

Dopo una curva....eccolo, non è come lo immagini, la natura va sempre oltre, non c'è mai paragone. Dapprima guglie e pinnacoli che col bianco abbagliante delle sue nevi perenni contrasta con lo scuro colore della roccia delle cime più basse. Poi la sua maestà, la sua imponenza, i ghiacciai che scendono dai suoi versanti, li modellano, li accendono di mille sfumature, vedi la loro superficie corrugata, contrastata, e.....se non sto attento finisco nel bagagliaio dell'auto che mi precede. E che cazzo. Mi fermo. Guardo e resto incantato. La montagna mi fa sempre questo effetto. C'è un'attrattiva eccitante potente, fin da quando ero un ragazzo ne subisco il fascino e ne temo le conseguenze. Un po' come la moto, non vivrei senza, ma la temo e ne ho rispetto. Da qui in poi il primo attore è lui, sua maestà il monte Bianco.

La strada danza, è divertente, invitante ma ora c'è un altro protagonista, le indicazioni ci avvertono che siamo in prossimità di Chamony. Il nostro “tattico” ce la fa superare in un attimo, ci fermiamo ad ammirare il fantastico anfiteatro del Bianco appena imboccata la super strada che ci porterà verso Megeve.

A malincuore ripartiamo, il primo tratto è una strada a doppia carreggiata, che s'incunea fra le gole, curve pazzesche, anche perché affrontate con velocità sostenute, in breve ci conduce alla deviazione per Saint-Gervais-les-Bains. Ora, da quando siamo tornati sulla D909, c'è un via vai di ciclisti che è la fine del mondo. Dapprima pensavo ad una corsa organizzata come da noi, infatti posti segnalati, punti di ristoro,...ma poi il numero invece di decrescere aumenta, li trovi in entrambe le direzioni, uomini, donne, di qualsiasi età, che pedalano, arrancano, sgomitano, un numero spropositato, km e km di ciclisti, mai visto prima. Oltretutto devo segnalare che in questo tratto il manto stradale è pure parecchio dissestato, dove diventa difficile e pericoloso anche superare, perché, non puoi immaginare cosa può comparire dietro un dosso o una curva. O l'atteggiamento indecifrabile di chi è sottoposto alla fatica. Bici con l'abs non ne ho ancora viste. ,

Questo devo dire il tratto di strada più difficile, per la paura di esser coinvolto in qualche disavventura. Tutto questo fino a Les Saisies, poi la corsa per fortuna da una parte e noi grazie a Dio verso Beaufort. Come d'incanto tutto cambia, strada asfaltata modello biliardo, che s'inerpica in una verdissima foresta, ma non c'è un tratto rettilineo, qualche tornante e saliamo in un baleno, per poi ridiscendere sempre in mezzo al verde. Già a Chamony si cominciava a parlare di mangiare, ora direi che la fame è più che un'impressione. Beaufort è un bellissimo paese, case a traliccio, balconi infiorati e un bel numero di motociclisti con le gambe sotto ad un tavolo. Valer ci chiede se vogliamo sostare li, ma “tutti “abbiamo portato la colazione al sacco, quindi vediamo di trovare un'area attrezzata con tanto di tavolini, o anche un bel prato con vista panoramica dove sostare. Rinuncio ad un paio di soluzioni, intanto ci stiamo ancora alzando e la natura ci avverte, le piante sono sparite, ora solo prati e pascoli. Fra questi paesaggi raggiungiamo il col de Meraillet, da dove si domina uno stupendo lago artificiale dalle acque color smeraldo, un paio di rifugi, che ovviamente snobbiamo e su, strada pittoresca bellissima, larga si e no due metri tracciata su un versante molto ripido. Il lago sotto di noi è meraviglioso. Intanto però qualche nuvolone comincia a fare la sua minacciosa comparsa. La strada al culmine s'inoltra su un verdissimo altopiano, un altro rifugio, alcuni tavoli, questa volta non lo molliamo. Sosta, una fame che mangerei un bufalo.

Ci sistemiamo su un tavolone di legno, all'aperto, intanto stivo casco, mi metto una felpa perché sono sudato e fa freschino, ad una certa età bisogna riguardarsi...... Ora prendo la borsa termica e raggiungo gli amici che già stanno sbranando le loro sostanze. Il bauletto no.....ah nella borsa di destra mi pare,.....strapuntino impermeabile, imbottitura della giacca, no, no......la fame non mi fa connettere …..è nella borsa di sinistra. Apro.....tuta anti pioggia, bomboletta per le forature, kit per riparazione gomme, catena , lucchetto, …..ma porca di quella puttana zozza, ...la borsa termica? “ Vedi “ ragazzo”, sarà meglio che ti fai curare l'Alzheimer, la borsa è rimasta i garage, appoggiata, dove l'hai appoggiata tu, quindi niente colpe a destra e sinistra, sulla scrivania........... . Per fortuna non ci siamo fermati nel prato, …...se no mi brucavo l'erba. Entro nel rifugio e rimedio un piatto di formaggio, da leccarsi i baffi e quattro fette di pane più una coca. Di fame non muoio, l'ho sbroccata anche questa volta. Ma a pensare quante volte abbiamo rischiato di fermarci dove non c'era anima viva, mi vengono i brividi. Nota di cronaca, ricordarsi che comunque Beaufort è rinomata per il suo formaggio. Garantisco io.

Intanto al tavolo, piacevole conversazione, caffè , di cui sono debitore, piccolo alleggerimento prima di ripartire e via. Perché i nuvoloni ora sono piuttosto minacciosi. Ma non piove, e comunque qualche chiazza d'azzurro resiste ancora.

In marcia, qualche centinaia di metri e raggiungiamo il culmine. Non ricordo cartelli segnaletici, ma una bancarella piena di formaggi tipici, non me la sono persa. Si scollina verso Bourg-Saint-Maurice, ma è una strada fantastica, si gode un panorama bellissimo, io l'ho fatta scendendo tranquillamente e l'ho trovata pure riposante. Ecco ora qualcuno penserà che col formaggio mi sono fumato qualche “erba alpina”, ma tranquillizzatevi non è così.

Da Bourg-Saint-Mauric si sale di nuovo per fare il piccolo san Bernardo , altra strada cult del moto turismo internazionale. Fatela perchè anche questa merita. Scolliniamo, ci lasciamo alle spalle La Thuille e sostiamo ad un paesino prima del fondo valle. Il cielo è ritornato sereno, anche il caldo ricomincia a farsi sentire, direi che siamo stati proprio fortunati. Abbiamo preso qualche goccia prima di Bourg-Saint-Mauric ma proprio qualche goccia, anche se la strada era bagnata. Il tattico è stato magistrale. Ci salutiamo perchè Valerio si ferma ad Aosta. Uno dei giri più belli mai fatti, per natura, circostanze, strade, emozioni e non ultima e determinante, la compagnia.

E' stato difficile riassumere questo giro, forse sono stato anche lungo e noioso, ma mentre lo facevo , ripercorrevo le strade, i valichi, mi venivano in mente i paesini, gli scorci e....non volevo dimenticare niente. Purtroppo mi sono dimenticato le immagini, le riprese, ci tenevo tanto, perchè questo è un giro che ricorderò, magari anche rifarò, ma non sarà mai come la prima volta.

Quindi in questo frangente saluto i miei compagno di viaggio, grazie, grazie tanto di avermi tenuto compagnia, Ciao Valerio, Francesco e il grande Federico (la Barbarossa, non gli è ancora cresciuta.)

Potevo terminare senza una cretinata ?

Nota a margine. Giro complessivo da Lecco e ritorno, 780 km. Abbiamo girato tutto il giorno con l'incubo della pioggia e non abbiamo preso una goccia d'acqua. Arrivo a Molteno, 7 km circa da Lecco, da fare tutti in superstrada, e viene giù l'ira di Dio. Tutto l'inferno con i suoi satanassi, grandine e temporale . Mi riparo sotto la pensilina di un distributore, conosco altri motociclisti, uno pure Tinga , ciao Elr0ndK. (cazzata finale) Ma “dicono” che tutto sto frastuono veniva da Berlino..........erano le lacrime degli Juventini ritornate nel nostro paese. ….....Ciao

Monti Lessini - Asiago - Bassano del Grappa - Marostica

Una domenica , un giro in moto, un amico.
Quando la domenica mattina, magari ancora un po' assonnato ti metti a cavalcioni della tua moto, ancora non sai se quella a cui vai incontro sarà una giornata da ricordare o...dimenticare. Magari incominci a rifletterci strada facendo, man mano che le ragnatele della notte liberano le aree pensanti o... non...... del tuo cervello. Sopratutto se il giro lo organizzi tu, va in onda un bel ripasso generale, magari per evitare qualche figura barbina, che in questi casi non manca mai. Ma,.....questa mattina ero in ritardo, quindi l'unico pensiero era quello di annullare lo spazio tempo, che separa Lecco da Cisano B,sco, Se,...faccio anche aspettare l'unico che , bontà sua , si è degnato di farmi compagnia, significa che senza ombra di dubbio l'Alzheimer ha già fatto seri danni . ( e se ci fosse qualche pignolo, patito d'ortografia, che pensa che l'ho scritto sbagliato,...se ne faccia una ragione.)
Credo trattasi di record personale su quel tratto di strada. 10 min. circa. Poi andate a dirlo voi al mio meccanico che mi salta la 2a....... :Mi beccherò pure un paio di denunce da quei bontemponi che si alzano all'alba per portare il proprio animaletto a farsi la toletta mattutina,.....che pretendono pure che aspetti che facciano tutti i loro porci comodi sulle strisce pedonali. Ma proprio li devono “farla”?! Intanto il buon Dimiz, ha fatto in tempo a farsi una bella visita guidata del paesello bergamasco, alla ricerca di un bar aperto, ovviamente impresa vana.
Pochi convenevoli e si parte subito, con promessa firmata col sangue di sostare al primo autogrill sull'A4 per un caffè scaccia sbadigli. L'autostrada è una “gogna” a cui non si può fare a meno di rimanere incatenati. Fino a Verona Est, si punta il cruise control a 130 e complice anche il traffico scarso, si guadagna senza troppi fastidi la rampa d'uscita. Qui ,...forse, ci dovrebbe essere un altro biker in attesa di unirsi all'allegra brigata, aspettavo una conferma per la sera precedente, che non c'è stata, ...figuriamoci se questa mattina ho avuto il tempo di aprire il pc. L'appuntamento era per le 8:15......éh Dimiz?,..... mi ricordavo bene io, sarà meglio che qualche pastiglietta cominci a prenderla anche tu......quindi essendo le 8:30 suonate e, non trovando anima viva, proseguiamo imperterriti la nostra corsa. In compenso om1( l'avventuriero mancato ) ci ha dato una dritta favolosa, perché la strada che ci ha consigliato, da subito mostra di mantenere le promesse. Quindi.....quindi sosta immediata per montare le sport cam con cui i nostri impavidi motociclisti....CREDONO, di documentare la storica impresa. Aperto il bauletto, cerca che ti cerca ...nulla, “ma...cazzo cazzo cazzo...dove l'ho lasciata?” Vedete che il riferimento all'Alzheimer non era campato per aria....???! Mi avessero strappato le unghie avrei sofferto di meno. Va beh,, tanto Dimiz ha la sua, mai usata, nuova di pacca,..... che nel frattempo ha fatto la sua comparsa alloggiata nell'apposito aggancio in cima al suo casco. Sapete che effetto mi fa? Avete presente l'elmetto dei “crucchi” nella prima guerra mondiale (...si...si,...i miei tempi....) con quel cazzo di chiodo piantato in cima ? Ecco...quello. Bene,..... pronti a ripartire,......seee per andare al cinema.....
Anche le pastigliette non erano campate per aria , il buon Dimiz, da parte sua, s'è scordato d'inserire la schedina micro SD nella memoria della cam, così che , di due telecamere, non ne funziona neanche una, anche se una non c'è proprio. Che fenomeni.
Fortunatamente non ho dimenticato la fotocamera, agganciato quest'ultima modalità sperainDio alla pettorina catarifrangente vedrò di documentare il giro con evoluzioni degne dei migliori acrobati. Se nelle foto vedrete inquadrato continuamente il cruscotto, non provate a lamentarvi. Ora , che , grazia vostra , ho finito di cazzeggiare, vi illustro il percorso.
Dopo l'uscita di Verona est, si è subito in aperta campagna, il verde da subito prende il sopravvento, la strada, lasciate le ultime propaggini della zona industriale si fa subito mossa e, comincia gradatamente a salire. Il paesaggio nella abbagliante luce del mattino mostra l'alternarsi delle colline, con la moltitudine cromatica delle varietà del verde. Qualche rara casa colonica , qualche piccola frazione, una chiesetta. Si continua così, danzando fra una curva e l'altra, fin che la vista incomincia a spaziare sulla pianura. La vegetazione poi gradatamente dirada, non si avvertono le ascese vertiginose dei versanti alpini, tutto è più armonico e ovattato, si giunge quasi senza sforzo al passo del Branchetto a mt. 1590. Soste per le foto di rito, poi si raggiunge Malga san Giorgio, sito dedicato in gran parte agli sport invernali, con qualche residence e qualche locale dove ci fermiamo per dar sollievo alla prostata e il cambio al caffè preso sull'A4. Dopo che Dimiz ha finito credo, la sua quarta sigaretta, da che ci siamo incontrati, ai turchi questo gli fa un baffo...., scolliniamo, e comincia la discesa.
Fino a Velo Veronese tutto prosegue con gli stessi standard della salita, anche se la vegetazione non è proprio la stessa, più disordinata e fitta. Poi deviazione in direzione di Selva di Progno, Bolca, e via a seguire fino a Valdagno. Qui le dolenti note. Strada disastrosa, non importa se stretta , ma con asfalto al limite del disfacimento, un assortimento di buche ed avvallamenti e come se non bastasse anche pietrisco e terra sul manto stradale,....per la gioia di Dimiz, che non vedeva l'ora finisse. Lui si lamentava col GS, pensate a me col mio cancello.
A Valdagno si ritorna nella civiltà, stradale, imbocchiamo il tunnel che porta a Schio, e …..speriamo che quella colonnina fosse spenta.......
Dopo Schio un tratto in tangenziale finché non si comincia a salire verso l'altopiano di Asiago. Bella strada, ovviamente un po' più trafficata, ma sicuramente divertente.
L'altopiano , meraviglioso, colori suadenti e fascinosi, prati “svizzeri” impuntati da fiorellini gialli (qui la mia ignoranza in materia botanica si evidenza in tutta la sua magnificenza), boschi di conifere di un verde scurissimo alternato da macchie di un verde chiarissimo, uno spettacolo, il tutto sullo sfondo di un azzurro intenso.
Sosta ad Asiago, come mia abitudine non mi soffermo mai nella descrizione dei luoghi di pubblico dominio, ci sono guide e pubblicazioni che sicuramente soddisfano la curiosità di chi vuole saperne di più con più maestria e dovizia di particolari di quella di un becero motociclista. Io do solo la mia impressione. Bello, veniteci. Gradevole spuntino in un punto di ristoro in centro alla cittadina e,...via nello stesso anfiteatro di luce e colore verso Bassano del Grappa. Strada sempre bella, “curvosa” e panorama mozzafiato.
Bassano del Grappa, …...a parte le “Madonne” per trovare un parcheggio e le continue invocazioni al mio patrono, San Buco, per agevolarci a trovarne uno,... altro loco da segnalare. Bello. E...lasciate perdere la grappa. A proposito, ricordate la menata della telecamera, nel frattempo, a casa ho fatto impazzire la parte sana della famiglia per vedere di ritrovala. Mentre stivo la giacca tecnica in una delle borse laterali, ….chi ti incontro,....porca di quella maremma maiala.......
Da Bassano a Marostica è “un tiro di schioppo”, Bella, bella, bella, col suo castello, la piazza degli scacchi e i bastioni sulla collina. Oggi ho ritrovato tre luoghi che non vedevo da tempo, troppo......e mi sono sembrati ancora più belli ed invitanti, il tempo a volta stempera i ricordi e ci si dimentica di quanti posti incantevoli sia costellato il nostro, senza retorica, bel paese.
Il giro è terminato, resta il ritorno in autostrada, questa volta il traffico c'è, il rammarico della fine di una bellissima giornata, la gradevole, simpatica , paziente compagnia di Dimiz, che ha avuto l'ardire di seguirmi, gli incoscienti diventano sempre più rari...... un grazie di cuore per avermi accompagnato e le scuse per le idiozie che ho scritto, ma sono fatto così, prendere o lasciare. Un solo appunto....lo scarico del tuo BMW fuma di meno.......
Totale 610 Km partenza 6:30 arrivo 20:25
Grazie.
Un saluto a chi avrà l'incoscienza di sprecare del tempo a leggermi.
Ciao.
Le foto un po' per volta, altrimenti arriva prima la pensione....che è tutto dire

NB. Al terzo tentativo i monti Lessini li ho fatti. Mai demordere ;-)

Laghi di Lamar

Primo giro vero per sgranchirsi le ossa intorpidite dalla pausa invernale. Belle strade sopratutto nella prima parte. Poi qualche capriccio del Garmin e direi niente di particolarmente eccezionale. Ma come prima ci sta.

Ghiacciaio dell'Aletsch
Ghiacciaio dell'Aletsch

Indimenticabile ! Ciao Diego

www.arredamentimglmanzoni.com
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